Esplorare la propria identità di genere richiede un posto in cui non si debba dimostrare niente a nessuno. Qui non si rilasciano certificazioni e non si valuta se sei abbastanza: si lavora su di te, al tuo ritmo.

Accompagno da anni persone che stanno interrogando la propria identità di genere, che vivono una disforia, o che stanno attraversando un percorso di affermazione già avviato.
Il lavoro non ha una direzione prestabilita. Non do per scontato dove debba portare: c'è chi arriva con le idee molto chiare e chi ha bisogno di tempo per capire cosa sente davvero, senza che qualcuno lo spinga da una parte o dall'altra. Entrambe le posizioni sono legittime e nessuna delle due va affrettata.
Non rilascio certificazioni, relazioni o valutazioni per l'accesso ai percorsi medici e legali di affermazione di genere. Se è quello che ti serve, il riferimento a Torino sono i servizi specializzati, e ti indico volentieri dove rivolgerti.
Sceglierlo però ha una conseguenza che vale la pena dire ad alta voce: qui non sei sotto esame. Nulla di ciò che porti in seduta finisce in un documento che qualcuno userà per decidere del tuo percorso. Non devi presentarti in un certo modo, non devi raccontare una storia coerente con quello che ci si aspetta, non devi convincermi di niente.
Per molte persone è esattamente ciò che manca: uno spazio terapeutico dove poter anche dubitare, tornare indietro, cambiare idea. Poter dire non lo so senza che quella frase pesi su una pratica.
Dare un nome a quello che si sente, senza doverlo fare entrare subito in una categoria.
Il lavoro, la famiglia, gli amici. Decidere a chi dirlo, quando e come, è una fatica che raramente viene riconosciuta.
La disforia si accompagna spesso ad ansia e depressione. Sono sofferenze da curare, non semplici conseguenze da accettare.
Un percorso di affermazione già avviato porta con sé attese, tempi lunghi e cambiamenti del corpo da attraversare.
Coppia, intimità, amicizie: cosa cambia e cosa resta quando cambia il modo in cui ti presenti al mondo.
Genitori, partner, fratelli. Anche chi vuole esserci ha bisogno di capire, e a volte di un posto dove dire la propria fatica.
Conduco i colloqui in entrambe le lingue. Sono figlia di padre inglese e madre italiana e l'inglese è la mia seconda madrelingua: per chi vive a Torino da straniero e sta attraversando un percorso di questo tipo, poterne parlare nella propria lingua non è un dettaglio.
Trovi tutti i dettagli nella pagina in inglese.
Ogni percorso viene costruito a partire dalla singola persona.
Un primo colloquio non impegna a nulla e serve soprattutto a te, per capire se questo è il posto giusto.